L’agricoltura legata alla comunità

da il manifesto – 16 Novembre 2002 MARINELLA CORREGGIA

Un gruppo di pacifisti americani invita al boicottaggio internazionale e domestico delle merci Usa, tentativo di deterrenza economica contro la prossima guerra: dunque lasciar perdere i cibi delle multinazionali e mangiare alimenti locali e inserirsi in una delle reti di Community Supported Agriculture o CSA. Ma di cosa si tratta? E’ una rete che sostiene un diverso – e popolare, non elitario – circuito di produzione e consumo alimentare. L’ha studiata nei dettagli l’Università del Massachusetts (www.umass.edu/umext/csa/). Negli Stati Uniti – come in tutto l’Occidente – il cibo è la merce più a buon mercato e le domande su «dove, come e cosa si produce» non sono più oggetto di conversazione, nemmeno a tavola, salvo quando centinaia di persone si ammalano o muoiono, ad esempio, per la carne ammorbata. Le agricolture locali sono in difficoltà. Gli anziani coltivatori abbandonano i campi, e l’aumento del costo della terra, i bassi prezzi delle derrate agricole, le destinazioni extragricole dei suoli, la mancanza di incentivi per i giovani fanno sì la produzione di cibo locale sia ormai una vera scommessa. L’agricoltura sostenuta dalla comunità è un’alternativa organizzata rispetto a una struttura agroalimentare caratterizzata dal ciclo lungo: enormi distanze e molti passaggi a separare produttori e consumatori.

La CSA connette agricoltori locali e consumatori, per sviluppare e rafforzare le economie locali e il senso della comunità. Questo modello di agricoltura in partenariato fu inventato circa 30 anni fa in Giappone dove un gruppo di donne, preoccupate per l’aumento delle importazioni alimentari e il corrispondente declino nella produzione interna, iniziò un rapporto diretto fra il proprio gruppo e unità agricole locali. Questo accordo, chiamato teikei , si può tradurre in «mettere sul cibo la faccia dell’agricoltore». Il concetto viaggiò attraverso l’Europa fino ad approdare in nord America intorno al 1985. Là, dopo qualche anno, le aziende agricole coinvolte nel progetto erano oltre mille.

Il partenariato è qualcosa in più del normale gruppo di acquisto: è un impegno reciproco in cui gli acquirenti si incaricano di coprire i costi operativi dell’azienda garantendo una quota certa di acquisti regionali, assumendosi quindi insieme all’agricoltore i costi, i rischi e i vantaggi dell’attività agricola. Essi contribuiscono a pagare i fertilizzanti, le sementi, l’acqua, le atrezzature, la manodopera. In cambio l’azienda garantisce un’offerta di alimenti di stagione, ma anche di cereali, miele e via dicendo. Questa relazione mutua crea una situazione economicamente stabile in cui ai consumatori si assicura la qualità migliore, e ai produttori un mercato di sbocco sicuro, liberando energie e tempo per far meglio il lavoro.

Ecco come funziona la CSA. Un agricoltore, con l’assistenza di un gruppo di consumatori, compila il bilancio annuale sulla base dei costi di produzione. Il bilancio viene poi diviso per il numero di persone a cui l’azienda fornisce gli alimenti, così da calcolare il costo di ogni quota del raccolto. Una quota copre i bisogni vegetali di una famiglia di quattro persone per una settimana. I membri della comunità firmano e acquistano la loro quota, prima della semina o a «rate» durante la stagione agricola. Le spese di produzione sono così coperte e il reddito arriva subito, all’inizio del lavoro. In cambio di questo investimento, i membri della CSA ricevono ortaggi, verdure e frutta biologici e locali, ogni settimana – dalla tarda primavera fino ad autunno inoltrato, ma anche in inverno per certi alimenti e nelle aree più temperate. Fra i membri dei raggruppamenti locali di CSA ci sono anche famiglie a basso reddito, senzatetto, anziani, ristoranti e mense. Gran parte delle aziende agricole aderenti alla Csa accettano anche collaborazioni nel lavoro da gruppi di «appoggio». Le quote di lavoro sono un’opzione in alcuni casi, dove un membro si impegna a lavorare tre o quattro ore la settimana in cambio di uno sconto sulla quota associativa. Uno scambio educativo la cui popolarità è in crescita.

http://www.pennabilli.org/CARAPACE/agri/comunita-e-agri.htm

Le radici del CSA in Giappone

di Brewster Kneen


Il movimento delle CSA è ispirato al concetto giapponese di teikei, che è impersonato nel dinamico Seikatsu Club. Il trentennale Seikatsu Club, situato nella prefettura di Kanagawa, ha 50.000 membri, organizzati in 11 blocchi. I membri comprano il cibo direttamente dagli agricoltori della regione, al costo di 34.000 yen (40$) al mese per famiglia. Mediamente i membri ottengono il 60% del loro approvvigionamento alimentare dal Seikatsu Club.
Ogni blocco è governato da una propria assemblea direttiva.

A partire da questa base, i membri del club stanno facendo anche un lavoro politico ed educativo. Hanno eletto 34 donne in vari organi di consiglio degli uffici amministrativi. Il successo a livello locale le ha subito portate ad iniziare a pianificare un nuovo partito politico di comunità nazionale.

Il Seikatsu Club, che può essere trovato ovunque in Giappone e che coinvolge milioni di persone, è formato dai successori delle tradizionali cooperative di consumatori che cercano di migliorare i principi del mercato, ma senza metterli in discussione.

Parallelamente al passaggio dalle tradizionali cooperative ai Seikatsu Clubs, si è verificato lo sviluppo del moderno movimento per l’agricoltura biologica, che ha velocemente adottato il concetto guida del teikei, tipico dei club.

La Japan Organic Agriculture Association (JOAA) (Organizzazione Giapponese per l’Agricoltura Biologica) ha deciso di stabilire come prioritario il principio del teikei tra i produttori e i consumatori. Il teikei è un’idea un sistema di distribuzione alternativo, indipendente dal mercato tradizionale. Sebbene le forme di teikei varino, è principalmente un sistema di distribuzione diretta. Per portarlo avanti, i produttori e i consumatori lavorano per approfondire la loro mutua conoscenza: entrambi forniscono lavoro e capitale per sostenere la coltivazione, i processi di lavorazione ed i sistemi di distribuzione. È riconosciuto che con il mercato tradizionale, dove i produttori e i consumatori sono completamente separati, la sostenibilità dell’ agricoltura biologica è incerta. La JOAA ha sintetizzato il suo approccio nei seguenti punti:

1) I rischi chimici non sono semplicemente un problema tecnico, ma sono piuttosto il simbolo del totale malfunzionamento del sistema di distribuzione, delle strutture di consumo e delle politiche agricole;

2) Il mercato, basato su meccanismi commerciali gonfiati, e l’industria alimentare, impediscono la comunicazione tra i produttori e i consumatori, fuorviando entrambi

3) Perciò i consumatori sono altrettanto responsabili del circolo vizioso, anche se non ne sono consapevoli

4) Al fine di far fronte a questa situazione, i produttori e i consumatori dovrebbero costruire una relazione equilibrata tra di loro, impegnandosi a capirsi ed aiutarsi reciprocamente.

Questo è quello che abbiamo sempre sottolineato per quanto riguarda la direzione del nostro movimento.


Brewster Kneen è redattore ed editore di The Ram’s Horn, un bollettino di analisi di sistemi alimentari.

Gli articoli sono tratti da “A Good Harvest (IC#42), Fall 1995, Page 29 pubblicati nella libreria del Context Institute (Copyright (c)1995, 1997 by Context Institute )

Per vedere l’articolo originale si rimanda al sito: http://www.context.org/ICLIB/IC42/VanEn.htm

Cibo per la Nostra Comunità

Una testimonianza dalla fondatrice dell’Agricoltura Sostenuta dalla Comunità
di Robyn Van En

L’origine del concetto di Agricoltura Sostenuta dalla Comunità (CSA), un parteneriato tra consumatori e produttori, può venir fatto risalire alla metà degli anni ’60 in Giappone, dove un gruppo di casalinghe cominciò a notare un aumento del cibo importato, la consistente perdita di terreni fertili a causa dello sviluppo industriale e la migrazione di contadini nelle città.
Nel 1965, un gruppo di donne prese i contatti con una piccola azienda agricola familiare, con l’idea di affrontare questi problemi e rifornire le proprie famiglie con frutta e verdure fresche. I contadini accettarono di garantire loro i prodotti se più famiglie si fossero prese l’onere di sostenere la loro fattoria. Fu fatto un contratto e nacque così il concetto di “teikei” che, tradotto letteralmente, significa partenariato, ma filosoficamente sta ad indicare “il cibo col volto del contadino”. Le associazioni che oggi operano sotto il concetto di teikei oggi servono migliaia di persone, condividendo il raccolto di centinaia di contadini.
LE PRIME ESPERIENZE DI CSA
Questa idea innovativa non approdò negli USA che a metà degli anni ’80. A quel tempo, stavo facendo la mia seconda stagione come proprietaria della Indian Line Farm. Molti piccoli contadini americani stavano incontrando difficoltà con le realtà finanziarie della commercializzazione dei prodotti dell’ orto. Molti di noi, pur avendo il concetto di CSA perennemente in testa, non avevano un modello reale di come concretizzarlo. La “sottoscrizione alla fattoria”- pagando su base settimanale o mensile – già esisteva e aveva già sperimentato un significativo supporto e una notevole proliferazione attraverso il libro di Booker T. Whatley “How to Make $100,000 Farming 25 Acre”s (Rodale, 1987) (Come guadagnare 100.000$ coltivando 25 Acri N.d.T.). In ogni caso non faceva riferimento alle limitate risorse finanziarie all’inizio della stagione vegetativa o alla questione del supporto della comunità.
Poi, nell’ estate del 1985, Jan Van Tuin venne all’ Indian Line Farm, fresco dell’esperienza di organizzazione di una versione svizzera dei teikei giapponesi. Parlammo brevemente e decidemmo che l’esperienza svizzera sarebbe stata perfetta da applicare all’ Indian Line Farm. Creammo un gruppo base di organizzatori e, dopo molte lunghe discussioni, soprannominammo il progetto “Agricoltura Sostenuta dalla Comunità” e introducemmo il concetto alla comunità di Great Barrington. Offrimmo parte del raccolto di alcune mele locali e i partecipanti ricevettero scorte di mele e caraffe di sidro ogni settimana. La maggior parte delle famiglie aderenti al progetto delle mele, comprarono quote del raccolto delle verdure la stagione successiva.
Oggi ci sono almeno 500 esempi attivi in Nord America di questa originaria iniziativa americana. Ogni anno il numero delle fattorie e dei membri sostenitori che costituiscono le CSA aumenta enormemente. Sebbene vi siano variazioni sulle modalità di base, i progetti di CSA che hanno più successo iniziano con un gruppo centrale di consumatori e produttori che approvano un bilancio che rifletta i costi annuali di produzione.
Il bilancio include tutti gli stipendi degli agricoltori/orticoltori, i costi di distribuzione e di amministrazione, i costi dei semi, degli ammendanti del suolo, degli attrezzi, ecc. La somma complessiva è divisa tra il numero dei partecipanti per cui la fattoria/orto può produrre. Questo determina il costo di una singola parte di raccolto (“share” o abbonamento – N.d.T.), che è pensato per dar da mangiare a 2-4 persone con una dieta mista o ad 1-2 persone vegetariane, garantendo loro tutte le verdure di cui hanno bisogno per una settimana. Famiglie numerose o ristoranti comprano più abbonamenti. Il gruppo di consumatori-abbonati è d’accordo sul pagare la loro parte dei costi di produzione e di condividere il rischio finanziario coi produttori. In cambio gli abbonati ricevono una cassetta di verdure ed erbe fresche di giornata, generalmente biologiche; una volta a settimana per tutta l’estate e una volta al mese per tutto l’inverno (a Est delle Montagne Rocciose) se c’è la disponibilità di un refrigeratore o una cantina interrata. I progetti garantiscono tipicamente almeno 40 differenti varietà tra frutta e verdura; Indian Line Farm era in grado di dar da mangiare a 300 persone per 43 settimane all’anno da 5 acri di terra.
INCENTIVI A COLTIVARE
Siamo ancora alla fase iniziale di introduzione ed adattamento delle CSA in Nord America – patria del cibo più economico al mondo. Pochi agricoltori che hanno scelto il metodo delle CSA stanno facendo profitti, ma riescono a coprire tutti o buona parte dei costi di produzione, compreso un salario garantito. Come afferma il nostro video: “non si parla solo di verdure”; la maggior parte dei coltivatori aderenti alle CSA, le hanno scelte per il lungo cammino che c’è da percorrere. Le relazioni comunitarie delle CSA , in continua evoluzione, danno realmente incentivi e mezzi per continuare a praticare l’agricoltura o entrare nel campo (nel vero senso della parola) con il più alto standard di pratiche di gestione della terra.
Il sistema delle CSA dà inoltre credibilità finanziaria agli agricoltori; lo so bene, dato che il reddito garantito di una CSA mi ha aiutato a pagare il mutuo della mia azienda. Quando i prestatori vedono nella gente la volontà di correre questo rischio assieme agli agricoltori, allora iniziano ad arrischiarsi maggiormente ed a sperimentare alternative.
L’impegno annuale e la relazione con i membri riguarda anche la nostra abilità di far fronte agli imprevisti. Dopo un temporale in cui caddero più di 20 cm di pioggia in tre ore, le zucche invernali dovettero essere raccolte prematuramente. Ciascuno ne surgelò, essiccò e mangiò quante più gli fu possibile, ma fu fondamentalmente una perdita di 35 dollari per ogni abbonamento. Questa sarebbe stata una perdita di 3500 dollari per un singolo agricoltore.
La gente di solito entra a fare parte di un progetto di CSA per avere verdure fresche, mature e locali (la maggior parte delle verdure comprate nei negozi sono raccolte ancora acerbe e fatte maturare nel tragitto fino agli scaffali). Entrando in una fattoria, molti restano abbagliati dalla bontà e dalla bellezza della natura. Amo vedere gli adulti guardare impressionati la bellezza di una carota maturata naturalmente e senza pesticidi chimici.
I membri di una CSA supportano un sistema agroalimentare regionale, assicurando il mantenimento dell’agricoltura della propria regione e partecipando ad un’esperienza di costruzione comunitaria, essendo costretti a conoscere i propri vicini e chi produce il cibo che mangiano.
Una CSA aiuta inoltre a ridurre i divari socio-economici. L’ intelligenza e il fatto di sapere che tutti amiamo il cibo genuino, non ha nulla a che fare con i soldi, con lo status sociale o col luogo dove viviamo. I membri variano da chi utilizza buoni pasto, a chi paga extra per farsi consegnare la verdura a casa. Assieme garantiscono che gli agricoltori locali possano sopravvivere ed assicurano che i loro figli e nipoti potranno mangiare dalla stessa fattoria.
AUTO OFFICINE SOSTENUTE DALLA COMUNITA’
Siccome il concetto di CSA riguarda la costruzione di comunità, l’evoluzione logica è quella di far sostenere alla comunità qualsiasi attività artigianale. I membri pagherebbero per una revisione e per il cambio dell’olio all’inizio dell’anno. Questo pagamento anticipato permetterebbe al meccanico di pagarsi il nuovo ponte idraulico che altrimenti non avrebbe modo di comprare. Questo tipo comunità basate sulla fiducia riportano le relazioni umane ad un livello completamente nuovo. E’ per questo che l’agribusiness non sarà mai capace di adottare il concetto di CSA. Semplicemente non sono in grado di metterci dentro il sentimento di umanità.
Una delle più interessanti conseguenze del movimento della CSA è stata la formazione di coalizioni di CSA, dove gli agricoltori si sono uniti per condividere tecniche, colture e attrezzi. Grazie al loro guadagno garantito, i coltivatori delle CSA sono immuni alla sindrome di “grande è meglio”, “il mio è migliore” e sono concentrati piuttosto su come trovare nuovi modelli di partecipazione coi loro vicini e con Madre Natura.
La CSA è anche un ottimo modo per passare ad un metodo di coltivazione libero dai pesticidi e fertilizzanti chimici. Le opportunità di educazione e dialogo che le CSA creano tra produttori e consumatori, favoriscono metodi colturali che prevedano la riduzione (o l’eliminazione) di input chimici.
Per chiudere il cerchio, ho avuto il piacere di ospitare un gruppo giapponese di organizzatori di teikei e di creare contatti con dei visitatori svizzeri, condividendo con loro informazioni sui progetti di CSA nelle loro rispettive nazioni. Ho sistematicamente ricevuto richieste per la mia pubblicazione “A Basic Formula to Create Community Supported Agriculture” (Una formula base per creare l’agricoltura sostenuta dalla comunità) da altre 25 nazioni nel mondo. Stesse soluzioni per un solo mondo.

Robyn Van En, è stata co-fondatrice di CSA negli USA nel 1985.

E’ direttrice del “CSA North America”.

Sperimentazioni solidali

Ci siamo noi, stanchi di essere considerati “consumatori” che vogliamo tornare ad avere il contatto diretto con la provenienza del cibo che mangiamo e poi c’è una casa famiglia che si occupa di ragazzi stranieri non accompagnati in Italia. Nel mezzo c’è un metodo biologico di coltivazione che si chiama Agricoltura Sinergica, ovvero l’arte di lasciar fare alla natura, infinitamente più saggia e potente di noi.

Dall’incontro di questi tre elementi nasce il Progetto Orti Solidali, ovvero l’idea di realizzare dei piccoli orti familiari a bassa manutenzione per soddisfare la nostra esigenza di verdure fresche di giornata, coltivate, raccolte e consegnate a domicilio dai ragazzi della casa famiglia ad un prezzo equo.