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	<title>Progetto Orti Solidali</title>
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		<title>Progetto Orti Solidali</title>
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		<title>La fame si combatte con le colture locali e la biodiversità. Non con la Fao.</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 16:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ortisolidali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vandana Shiva]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti i semi della vita di Paola Pilati La fame si combatte con le colture locali e la biodiversità. Non con la Fao. Colloquio con Vandana Shiva La rivoluzione in un seme. Combattuta dalle donne. Semi di fagioli moth e di miglio perlato, di ceci neri e di sesamo, migliaia di semi con un patrimonio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=672&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Tutti i semi della vita</h1>
<p><!-- fine TITOLO --><!-- inizio FIRMA --></p>
<div>di Paola Pilati</div>
<p><!-- fine FIRMA --> <!-- inizio SOMMARIO --><strong>La fame si combatte con le colture locali e la biodiversità. Non con la Fao. Colloquio con Vandana Shiva</strong></p>
<p><!-- fine SOMMARIO --> <!-- inizio TESTO --></p>
<div>
<div>
<div><img class="alignleft" style="border:0 none;" src="http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/eol/eol2-extra/2010/01/27/jpg_2119928.jpg" border="0" alt="" width="150" height="200" /></div>
</div>
</div>
<p>La rivoluzione in un seme. Combattuta dalle donne. Semi di fagioli moth e di miglio perlato, di ceci neri e di sesamo, migliaia di semi con un patrimonio genetico autoctono, legato a un territorio, a un sistema di coltivazione, a una cultura alimentare. Chi l&#8217;avrebbe detto che su questo potesse nascere un movimento, così forte da travalicare confini remoti, villaggi sperduti, raccontare della vitalità e della forza di resistenza di una fetta di umanità sperduta nel Bengala o nell&#8217;Himalaya, viaggiare con l&#8217;energia dello spirito e non con la forza delle lobby, imporsi come modello economico e ambientale. Buono ovunque ci siano semi da proteggere e donne per coltivarli. <strong>Questo miracolo è il risultato di trent&#8217;anni di lavoro e dell&#8217;energia di quella straordinaria scienziata e attivista che si chiama Vandana Shiva.</strong></p>
<p>Dal 1987 ha fondato un movimento, Navdanya, parola che significa nove semi, o nove raccolti, cioè un sistema di agricoltura basato sull&#8217;antica sapienza di mischiare le colture, cosa che le rende più resistenti alla siccità e alle gelate, e più produttive. E lo sostiene come unica alternativa al sistema della monocoltura &#8211; tutto frumento, tutto mais, tutto riso &#8211; modello che l&#8217;Occidente e le sue multinazionali vogliono imporre ai piccoli agricoltori. Nel suo ultimo libro, &#8216;Ritorno alla terra&#8217;, Shiva calcola la differenza di resa economica tra l&#8217;agricoltura della biodiversità e la monocoltura: un campo Navdanya produce 6 mila chili per ogni ettaro tra miglio, mais, fagioli e altre sei piante con un valore della produzione di 106 mila rupie; una monocoltura di miglio produrrebbe la metà in quantità e 36 mila rupie in valore.</p>
<p>È chiaro che in ballo c&#8217;è la questione del secolo: la fame. Anzi, siamo proprio su quel crinale che divide l&#8217;umanità tra la sua sopravvivenza e il suo declino. E agli albori della rivoluzione che impronterà questo secolo: quella del ritorno alla terra madre e alla perizia femminile. Intercettata al Primo International Forum on food e nutrition della Barilla, sari verde e anelli d&#8217;argento sulle mobilissime mani, non risparmia frecciate ai rappresentanti di Fao e scienza della nutrizione: &#8220;Se continuiamo a guardare il problema da lontano, la soluzione non si troverà mai. La Fao ragiona sulle commodities, e quindi parla solo di otto alimenti quotati nelle Borse mondiali. Ma il cibo viene dalla terra, non dalle Borse. E l&#8217;umanità si alimenta di 8.500 specie. Per combattere la malnutrizione dei bambini le donne sanno fare meglio degli esperti: in Nigeria o in India sul 2 per cento del terreno producono il 50 dei prodotti per sfamarsi&#8221;.</p>
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<div id="adMiddle">// </div>
<p><strong><br />
Questo vuol dire che la situazione è migliore di come la rappresentano gli organismi internazionali?</strong><br />
&#8220;Potrebbe essere molto meglio: i piccoli agricoltori potrebbero aumentare di cinque volte il loro prodotto e di dieci il loro reddito&#8221;.</p>
<p><strong>Chi lo impedisce?<br />
</strong>&#8220;Le multinazionali, come Monsanto e Cargill. Dove sono entrate, i produttori si sono indebitati per acquistare i loro prodotti chimici, e le sementi brevettate. Molti sono costretti a lasciare la terra, ed è aumentato il numero dei suicidi tra i piccoli agricoltori che non reggono il sistema: in India 200 mila in dieci anni&#8221;.</p>
<p><strong>Ma le multinazionali non hanno anche un ruolo positivo?<br />
</strong>&#8220;Direi di no: sono loro che stanno provocando la fame nel mondo, mentre parlano di volerla eliminare. Se dovessero scomparire domani, potremmo sbarazzarci dell&#8217;80 per cento dei problemi dell&#8217;alimentazione. L&#8217;anno scorso, al picco della fame, i profitti di queste società sono raddoppiati: mentre la gente muore, loro guadagnano&#8221;.</p>
<p><strong>La spinta dal basso può bastare a cambiare le cose?<br />
</strong>&#8220;Noi partiamo dallo spirito di Gandhi: non dovete aspettare cha cambi il sistema, dovete essere voi il cambiamento che aspettate. Il 40 per cento del problema della fame può essere risolto: con il biologico, con la vendita diretta degli agricoltori. La democrazia non è aspettare i governi: è la tua azione che costruisce la forza per cambiare le politiche&#8221;.</p>
<p><!-- inizio DATA --></p>
<div>(27 gennaio 2010)</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ortisolidali.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ortisolidali.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ortisolidali.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ortisolidali.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ortisolidali.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ortisolidali.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ortisolidali.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ortisolidali.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ortisolidali.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ortisolidali.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ortisolidali.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ortisolidali.wordpress.com/672/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ortisolidali.wordpress.com/672/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ortisolidali.wordpress.com/672/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=672&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>I dieci principi fondanti del sistema del Teikei in Giappone</title>
		<link>http://ortisolidali.wordpress.com/2009/03/09/i-dieci-principi-fondanti-del-sistema-del-teikei-in-giappone/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 13:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>senzafissavisione</dc:creator>
				<category><![CDATA[CSA]]></category>

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		<description><![CDATA[Tratto da “ Sharing the Harvest: A Guide to Community Supported Agriculture”,(Condividere il raccolto: una guida all’ agricoltura sostenuta dalla comunità) di Margaret Henderson e Robyn Van En. Chelsea Green Publishing Co., 1999. 1. Principio di mutua assistenza Il principio di mutua assistenza è inteso a dirigere sia gli abbonati che i produttori verso un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=268&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;                                                                                                                                            &lt;![endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:.0001pt;line-height:normal;"><em><span style="font-size:10pt;font-family:Myriad-Italic;" lang="EN-US">Tratto da “ Sharing the Harvest: A Guide to Community Supported Agriculture”,(Condividere il raccolto: una guida all’ agricoltura sostenuta dalla comunità) di Margaret Henderson e Robyn Van En. Chelsea Green Publishing Co., 1999.</span></em></p>
<p><strong>1. Principio di mutua assistenza </strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Il principio di mutua assistenza è inteso a dirigere sia gli abbonati che i produttori verso un rapporto di supporto reciproco e benefico, basato sulla comprensione dei reciproci bisogni e desideri.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>2. Principio di      produzione programmata</strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Il principio della produzione programmata è inteso a guidare i coltivatori a produrre la massima diversità di prodotti con la più alta qualità, all&#8217;interno delle capacità produttive della singola realtà agricola.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>3. Principio di      accettazione dei prodotti</strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Questo principio incoraggia i consumatori ad accettare il prodotto coltivato in accordo con le consultazioni fatte in precedenza tra i coltivatori e gli abbonati; la dieta di questi ultimi dovrebbe dipendere il più possibile dai prodotti forniti. <strong> </strong></p>
<p><strong>4. Principio del mutuo sconto nella      decisione dei prezzi</strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Questo principio vuole incoraggiare la totale trasparenza e il ricorso a discussioni aperte sui costi e benefici reali della CSA, sia per i consumatori che per i produttori, nel momento in cui viene stabilito il prezzo delle quote.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>5. Principio      dell&#8217; approfondimento delle amicizie</strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Fondato sull&#8217; assunto che le relazioni durevoli richiedono amicizie reali, il principio di approfondire i rapporti di amicizia incoraggia frequenti contatti tra i membri della CSA e i produttori.</p>
<p><strong>6. Principio della distribuzione      autogestita</strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Questo principio incoraggia il coinvolgimento del produttore e/o dei membri della CSA per la distribuzione delle quote di raccolto, scoraggiando il ricorso a trasportatori professionisti.</p>
<p><strong>7. Principio      della gestione democratica</strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Il principio della gestione democratica incoraggia sia i coltivatori che gli abbonati a mettere in atto processi decisionali di condivisione delle responsabilità.</p>
<p><strong>8. Principio      dell&#8217; apprendimento tra i diversi gruppi</strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Questo principio incoraggia lo sviluppo continuo di amicizie e di una cultura non materialista, con lo scopo di evitare la tendenza dei CSA a diventare delle mere relazioni commerciali di scambio di merci.</p>
<p><strong>9. Principio del      mantenimento della scala appropriata del gruppo </strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Siccome la dimensione dei gruppi di abbonati o di coltivatori è determinante per mantenere le pratiche sopracitate, è necessario mantenere la scala a livelli appropriati.</p>
<p><strong>10. Principio      dello sviluppo progressivo</strong></p>
<ol type="1"></ol>
<p>Il principio dello sviluppo progressivo incoraggia lo sforzo continuo per impegnarsi a sviluppare una mutua cooperazione, con l&#8217;obiettivo di raggiungere condizioni soddisfacenti sia per i gruppi di  coltivatori che per gli abbonati.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ortisolidali.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ortisolidali.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ortisolidali.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ortisolidali.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ortisolidali.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ortisolidali.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ortisolidali.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ortisolidali.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ortisolidali.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ortisolidali.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ortisolidali.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ortisolidali.wordpress.com/268/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ortisolidali.wordpress.com/268/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ortisolidali.wordpress.com/268/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=268&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Storia della CSA in pillole</title>
		<link>http://ortisolidali.wordpress.com/2009/03/09/storia-della-csa-in-pillole/</link>
		<comments>http://ortisolidali.wordpress.com/2009/03/09/storia-della-csa-in-pillole/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Mar 2009 09:48:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>senzafissavisione</dc:creator>
				<category><![CDATA[CSA]]></category>

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		<description><![CDATA[tratto dal sito del Center for Agroecology and Sustainable Food System di UC Santa Cruz.(http://casfs.ucsc.edu) A. Filosofia e definizione di Agricoltura Sostenuta dalla Comunità (CSA) 1.Definizione Per CSA (acronimo dell&#8217; inglese Community Supported Agricolture) si intende una relazione diretta di partenariato commerciale tra uno o più agricoltori ed una comunità di sostenitori/consumatori uniti tra loro [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=250&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!--[if gte mso 9]&gt;  Normal 0   14   false false false  IT X-NONE X-NONE              MicrosoftInternetExplorer4              &lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&gt;                                                                                                                                            &lt;![endif]--></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-bottom:.0001pt;line-height:normal;"><em><span style="font-size:10pt;font-family:Myriad-Roman;">tratto dal sito del Center for Agroecology<span> </span>and Sustainable Food System di UC Santa Cruz.<a href="http://casfs.ucsc.edu">(http://casfs.ucsc.edu</a>)</span></em></p>
<p><strong>A. </strong><strong>Filosofia e definizione di Agricoltura Sostenuta dalla Comunità (CSA)</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>1.Definizione</strong></p>
<p>Per CSA (acronimo dell&#8217; inglese Community Supported Agricolture) si intende una relazione diretta di partenariato commerciale tra uno o più agricoltori ed una comunità di sostenitori/consumatori uniti tra loro in rete. Questi ultimi aiutano a garantire una parte del bilancio operativo di una determinata attività agricola, tramite un abbonamento ad una o più  &#8220;quote&#8221; del raccolto della stagione. Gli abbonati firmano un accordo per supportare finanziariamente (e/o in altri modi) l&#8217; attività agricola nel corso della stagione vegetativa, assumendo così, assieme al coltivatore, alcuni dei costi e dei rischi insiti nell&#8217;attività agricola stessa.</p>
<p><strong>2. Esiti previsti dai progetti di Agricoltura Sostenuta dalla Comunità</strong></p>
<p>a.     Maggiore vitalità economica per il coltivatore:  attraverso il contratto coi membri della comunità, le relazioni scaturite dalla CSA possono assicurare la vitalità economica dell&#8217; agricoltura regionale, assicurando uno sbocco locale sicuro per i produttori di piccola scala, incapaci o non desiderosi di competere nel mercato della produzione all&#8217;ingrosso.</p>
<p>b.    Maggiore contatto del consumatore con il mondo agricolo, quindi maggiore consapevolezza e apprezzamento per il mondo agricolo e per le pratiche agronomiche utilizzate.</p>
<p>c.     Maggiore consapevolezza e apprezzamento dei limiti stagionali della produzione locale di cibo.</p>
<p>d.    Maggiore consapevolezza nei consumatori nella diversificazione della qualità del cibo.</p>
<p>e.     Sviluppo di relazioni interpersonali tra coltivatori e membri della comunità.</p>
<p>f.     Minore impatto ambientale delle pratiche agronomiche usate</p>
<ul>
<li> i.              CSA e pratiche di uso del terreno: la maggior parte dei programmi di CSA ricorrono all&#8217; agricoltura biologica o biodinamica o ad altre pratiche agronomiche che limitano l&#8217;uso di fertilizzanti/pesticidi di sintesi, noti per avere effetti negativi sull&#8217;ambiente e sulla salute umana.<br />
ii.             CSA, diversificazione delle colture e gestione dei parassiti: per far fronte alla necessità stagionale di frutta e verdura degli abbonati, viene generalmente coltivata una grande varietà di colture; questo garantisce anche la prevenzione contro parassiti e patologie vegetali.<br />
iii.            Supporto finanziario per l&#8217;adozione di misure di conservazione dell&#8217; agricoltura:  il fatto di rendere noti i costi reali di produzione ad un potenziale gruppo di abbonati, dovrebbe garantire che i coltivatori possano essere equamente compensati per mettere in atto specifiche misure di conservazione agronomica, permettendo all&#8217; agricoltore di internalizzare tutti i costi effettivi della produzione.</li>
</ul>
<p>g.    Il programma della CSA per contribuire alla giustizia sociale e allo sviluppo della comunità: Garantendo la trasparenza dei reali costi di produzione ad un potenziale gruppo di abbonati, i coltivatori potrebbero  essere equamente ricompensati per specifici servici sociali garantiti dall&#8217; attività agricola.</p>
<p>Esempi di servizi sociali garantiti dalle attività agricole Sostenute dalla Comunità:</p>
<ul>
<li> Gli abbonati svantaggiati economicamente possono essere parzialmente o interamente sovvenzionati dai membri della comunità</li>
<li> Donazioni degli eccessi di produzione e/o programmi di aiuto tramite banche del cibo e organizzazioni coinvolte nella garanzia della sicurezza alimentare</li>
<li> Educazione ambientale ed agronomica per la comunità</li>
<li> Condizioni eque di retribuzione e di lavoro</li>
<li> Festeggiamento di ricorrenze stagionali (es. feste del raccolto)</li>
</ul>
<p><strong>B. </strong><strong>Storia dell&#8217; Agricoltura Sostenuta dalla Comunità: Lo sviluppo indipendente del modello di CSA in Giappone e in Europa</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>1. </strong><strong>Lo sviluppo delle esperienze di CSA in Giappone</strong></p>
<p>a.     Il crescente allarme per il cibo in Giappone suscitò un notevole aumento di interesse per i cibi autoprodotti  e per quelli &#8220;naturali&#8221; o certificati biologici.</p>
<ul>
<li>i.         methyl-mercurio per lo scarico stimato di 27 tonnellate di composti industriali del mercurio nella Baia di Minamata tra il 1932 e il 1968. (vedi: <a href="http://www.american.edu/TED/MINAMATA.HTM">www.american.edu/TED/MINAMATA.HTM</a>)</li>
<li>ii.         L&#8217; ansia per la contaminazione radioattiva di cibo a seguito dell&#8217; incidente alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986.</li>
<li>iii.        L&#8217; ansia per la contaminazione radioattiva di cibo a seguito dell&#8217; incidente alla centrale nucleare di Chernobyl nel 1986.</li>
<li>iv.        Lo squilibrio del commercio agricolo tra il Giappone ed altre e altre nazioni minacciava l&#8217; economia agricola giapponese.</li>
<li>v.        Le frodi dei marchi dei cibi biologici svilupparono un aumento delle relazioni di vendita diretta</li>
</ul>
<p>b.    Il movimento delle Cooperative in Giappone e lo sviluppo delle esperienze di CSA</p>
<ul>
<li>i.    Le prime cooperative furono stabilite nel 1897</li>
<li>ii.    Molti consumatori furono attratti dall&#8217; idea delle cooperative negli anni &#8217;60 e &#8217;70 con l&#8217;obiettivo di garantirsi cibo sano, di qualità ed accessibile.</li>
<li>iii.    Oggi 14 milioni di membri delle cooperative (il 22% delle famiglie giapponesi) fanno parte della Japanese Consumers&#8217; Co-operative Union (Unione delle Cooperative di Consumatori) la più grande organizzazione nazionale di consumatori.</li>
<li>iv.    Le cooperative partecipano ad un&#8217; ampia varietà di attività di mutuo appoggio che coprono tutti gli aspetti della vita quotidiana, compresi: assistenza sanitaria, assicurazione, ospitalità ed educazione.</li>
<li>v.    La maggior parte dei programmi di CSA giapponesi sono stati organizzati tra le cooperative già esistenti di produttori e consumatori</li>
<li>vi.    Le relazioni che si creano nelle CSA sono fortemente sostenute dai membri delle cooperative perché tengono conto della comunicazione più diretta tra i produttori e i consumatori sulle modalità di produzione del cibo, sulla sicurezza alimentare sulla valutazione delle pratiche agronomiche di per sé.</li>
</ul>
<p>c.     Il sistema del Teikei &#8211; dare al cibo il volto dell&#8217; agricoltore</p>
<ul>
<li>i.     Il sitema del teikei (1965) &#8211; Un sistema di co-parteneraitao tra produttore e consumatore venne sviluppato da un piccolo gruppo di donne giapponesi preoccupate dalla continua  perdita di qualità del cibo, dall&#8217;uso crescente dei pesticidi, dai cibi trasformati e importati, e del corrispondente calo della popolazione di piccoli agricoltori a livello regionale.</li>
<li>ii.   obiettivi primari del teikei:</li>
<li>-Creare un sistema di distribuzione alternativo, indipendente dal mercato tradizionale</li>
<li>- Sviluppare una comprensione reciproca dei bisogni sia dei produttori che dei consumatori</li>
<li>-Sviluppare uno stile di vita migliore attraverso una mutua interazione e cooperazione tra produttori e consumatori</li>
<li>iii.  I 10 principi del teikei &#8211; vedi articolo seguente</li>
</ul>
<p>d.    Japan Organic Agricultural Association (JOAA) (Associazione Giapponese per l&#8217;Agricoltura Biologica)</p>
<ul>
<li>i.        Costituita nel 1971, in risposta ad un periodo di imprevedibilità di crescita economica, rapida industrializzazione, e conseguenti preoccupazioni riguardo all&#8217;impatto dell&#8217;agricoltura sulla qualità dell&#8217;ambiente e della salute umana.</li>
<li>ii.        Su una stima di 3000 membri in associazione: 20-25% coltivatori, 80% consumatori</li>
<li>iii.        Produttori e consumatori condividono l&#8217;obiettivo di espandere il movimento dell&#8217; agricoltura biologica attraverso il mutuo sostegno.</li>
</ul>
<p><strong>2. </strong><strong>Lo sviluppo delle CSA in Europa</strong></p>
<p>a.     L&#8217;influenza di Rudolf Steiner (1861-1925) sull&#8217; agricoltura europea, l&#8217;educazione, la medicina, le arti, la religione e l&#8217;economia tra gli anni &#8217;30 e gli anni &#8217;70. (vedi: <a href="www.biodynamics.com/index.html"><span style="text-decoration:underline;">www.biodynamics.com/index.html</span></a>; <a href="www.rudolfsteinerpress.com/"><span style="text-decoration:underline;">www.rudolfsteinerpress.com</span>/</a>; <a href="http://www.elib.com/Steiner/">www.elib.com/Steiner/</a>)</p>
<ul>
<li>i.          Lo sviluppo dell&#8217;agricoltura biodinamica (vedi: <a href="www.biodynamics.com/index.html"><span style="text-decoration:underline;">www.biodynamics.com/index.htm</span>l</a>;<span style="text-decoration:underline;"> <a href="attra.ncat.org/attra-pub/biodynamic.html">attra.ncat.org/attra-pub/biodynamic.html</a></span>)</li>
<li>-Il più antico movimento per l&#8217;agricoltura non chimica, che cerca di &#8220;&#8230;lavorare attivamente con le forze che danno salute alla natura&#8221;</li>
<li>-Un movimento agricolo mondiale con elevati standard di certificazione indipendente attraverso l&#8217; associazione Demeter (vedi: <a href="www.demeter-usa.org/"><span style="text-decoration:underline;">www.demeter-usa.org</span>/</a>)</li>
<li>ii.          L&#8217;educazione Waldorf (vedi: <a href="http://www.awsna.org/index.html">www.awsna.org/index.html</a>)</li>
<li>iii.         L&#8217;antroposofia (vedi: <a href="www.anthroposophy.org/index2.php"><span style="text-decoration:underline;">www.anthroposophy.org/index2.php</span></a>)</li>
<li>iv.         La comunità di Camp Hill &#8211; il       rinnovamento sociale e la costruzione della comunità attraverso il lavoro       con bambini ed adulti disabili (vedi: <a href="www.camphill.org"><span style="text-decoration:underline;">www.camphill.org</span></a>)</li>
<li>v.          Triplice aspetto della questione       sociale &#8211; Nuove forme di sviluppo economico intese a definire sbocchi       economici maggiormente desiderabili ed una vita economica diretta, più       umana e consapevole unite alla resistenza verso la tentazione di abbandonarsi       da soli alle logiche del mercato.</li>
</ul>
<p>b. L&#8217; influenza del pensiero di Rudolf Steiner sulle economie di piccola scala: l&#8217; approccio associativo all&#8217;economia</p>
<ol type="i">
<li>
<ul>
<li>Economia associativa &#8211; assetto       economico che favorisce l&#8217;interazione tra produttori, commercianti,       creditori e consumatori e dove il processo produttivo indirizza       esplicitamente i prezzi appropriati, i reali bisogni dell&#8217;essere umano,       lo sradicamento della povertà, la maggiore giustizia sociale e gli       impatti ambientali (vedi:<span style="text-decoration:underline;"> <a href="www.cadi.ph/index.htm ">www.cadi.ph/index.htm</a></span><a href="www.cadi.ph/index.htm "> </a>)</li>
<li> Esempi di economia associativa:       Gemeinnutzige Landbau-Forschungsgesellschaft (LBF) in Germania</li>
</ul>
</li>
</ol>
<ul>
<li> Creazione di equi partenariati attraverso nuove forme di proprietà terriere: Carl-August Loss, e Trauger e Hans Groh hanno costituito la proprietà fiduciaria della comunità Gemeinnutzige Landbau-Forschungsgesellschaft (LBF) attraverso donazioni personali di terre e capitale (1968).</li>
<li> Carl-August Loss e Trauger Groh fondano la fattoria di Buschberghof nelle terre del LBF (1968)</li>
<li> Obiettivi del Landbau-Forschungsgesellschaft (LBF):</li>
</ul>
<ol>
<li>- Procurarsi i titoli di terreni agricoli e renderli disponibili attraverso l&#8217;affitto in perpetuo verso agricoltori biodinamici</li>
<li>- Eliminazione dei privilegi e degli squilibri di potere dei proprietari terrieri nei partenariati agricoli dove uno dei partner detiene il titolo.</li>
<li>- Proteggere i terreni agricoli dallo sviluppo industriale-edilizio togliendo le terre dalle realtà  speculative del mercato fondiario</li>
<li>- Rimpiazzare il sistema classico &#8220;datore di lavoro-dipendente&#8221;  incoraggiando rapporti equi e cooperativi</li>
</ol>
<ul>
<li> Creazione di nuove forme di di cooperazione finanziaria: Landwirtschaftliche Arbeitsgemeinschaft (LAG). Carl August e Trauger Groh stabilirono la &#8220;Agriculturally Cooperating Community,&#8221; (Comunità Cooperativa Agricola): una rete di membri non coltivatori appartenenti ad una comunità che si prefigge di sostenere gli agricoltori, garantendo prestiti ai coltivatori dell&#8217; LBF che non soddisfano più i requisiti per accedere ai mutui convenzionali delle banche</li>
</ul>
<ol type="i">
<li>
<ol type="i">
<li>Le relazioni di CSA in Europa si       sviluppano da modelli ed influenze multiple</li>
</ol>
</li>
</ol>
<ul>
<li> Jan Vander Tuin viaggia attraverso la Svizzera e la Germania per studiare le relazioni economiche associative in agricoltura.</li>
<li> Alleanza alimentare tra produttori e consumatori a Ginevra ispirata dal movimento cooperativo in Cile, durante il governo di Allende (1970-1973).</li>
<li> Jan Vander Tuin aiuta la fondazione dell&#8217;esperienza di CSA &#8220;Topinambur&#8221; a Zurigo (1984)</li>
<li> I membri del LAG in Germania iniziano a rifornirsi direttamente dai produttori, creando delle esperienze iniziali simili alle CSA (1985).</li>
<li> I membri del LAG e Carl-August sentono parlare dello schema della CSA iniziato a Temple Wilton Farm (USA) e iniziano a discutere sulla creazione di una esperienza di CSA a Buschberghof (1987).</li>
<li> Il modello di CSA si sviluppò ulteriormente e molti più consumatori diventarono abbonati del progetto; un adeguato capitale iniziale fu garantito dalle varie esperienze di CSA, rendendo in questo modo obsoleto il LAG.</li>
<li> Wolfang Stranz adottò a Buschberghof il sistema di CSA di Trauger Groh sviluppato nella comunità agricola di Temple Wilton (1988).</li>
</ul>
<p><strong>C. </strong><strong>La storia dell&#8217; Agricoltura Sostenuta dalla Comunità in Nord America</strong></p>
<p>(vedi: <a href="http://solutions.synearth.net/2004/02/04">http://solutions.synearth.net/2004/02/04</a><strong>)</strong></p>
<p><strong>1. Indian Line      Community Farm</strong></p>
<p>a.     Jan Vander Tuin prende il concetto di CSA dall&#8217; Europa e lo esporta in Nord America. Introduce l&#8217;idea a Robyn Van En della Comunità agricola di Indian Line nel Sud Egremont, Massachussets  a Susan Wit, direttrice della E.F. Schumacher Society (1984). La CSA è vista come un modo per integrare le idee di Schumacher e Steiner.</p>
<p>b.     Robyn Van En, Jan Vander Tuin, John Root, Jr. e Charlotte Zanecchia formano un nucleo iniziale per dar inizio alla prima esperienza di CSA con un&#8217;iniziativa su un piccolo meleto.</p>
<p>c.     Con Hugh Ratcliffe, la Indian Line Community Farm inizia a offrire quote dei raccolti di verdure (1986).</p>
<p>d.    Entro quattro anni, la Indian Lane Community Farm si espande da 30 a 150 membri; Robyn Van En abbozza un opuscolo: &#8220;Basic Formula to Create Community Supported Agriculture&#8221; (Formula base per creare esperienze di  Agricoltura Sostenuta dalla Comunità)(1992); produce un video: &#8220;It&#8217;s Not Just about Vegetables&#8221; (Non si tratta solo di verdure)(1992); e ha fondato il CSA North America (CSANA), un&#8217;associazione no profit che sostiene lo sviluppo delle esperienze di CSA (1992)</p>
<p><strong>2. Temple-Wilton Community Farm, New      Hampshire</strong></p>
<p>(vedi: <a href="http://www.templewiltoncommunityfarm.com/">www.templewiltoncommunityfarm.com</a>)</p>
<p>a.     Esperienza iniziata da Anthony Graham, Trauger Groh e Lincoln Geiger (1986). L&#8217;ispirazione per la fattoria di Temple Wilton uscì da una discussione con Trauger Groh sugli scritti antroposofici di Rudolf Steiner, riguardo ai modelli di economia associativa in Germania e sul modello di Camphill Village a Copake,nello stato di  New York.</p>
<p><strong>3. Il movimento      CSA della costa orientale</strong></p>
<p>a.     Dalla metà degli anni &#8217;80 il numero delle esperienze di CSA nella costa orientale degli USA ha continuato stabilmente a crescere.</p>
<p>b.    Esempi di CSA della costa orientale:</p>
<ul>
<li>i.        Roxbury Farm NY (<a href="www.roxburyfarm.com">www.roxburyfarm.com</a>)</li>
<li>ii.        Genesee Valley Organic CSA (<a href="http://www.gvocsa.org/">www.gvocsa.org</a>)</li>
</ul>
<p><strong>3. La</strong> <strong>diffusione a ovest      delle esperienze di CSA</strong></p>
<p>a.     Centri nel midwest per l&#8217; Agricoltura Sostenuta dalla Comunità.</p>
<ul>
<li>i.        Nel Wisconsin, i primi progetti di CSA iniziarono vicino a Milwaukee e alle Twin Cities nel 1988</li>
<li>ii.        Ad oggi più di 65 esperienze agricole sostenute dalla comunità forniscono cibo a più di 3000 famiglie.</li>
<li>iii.        Molte fattorie che praticano CSA hanno costituito associazioni o reti per scambiare informazioni e idee, educare i consumatori e sostenere le nuove esperienze agricole</li>
<li>iv.        Il Wisconsin, con il  più alto numero di CSA nel Midwest è seguito dal Minnesota, Indiana, Illinois, Michigan, Iowa, Missouri e Ohio</li>
</ul>
<ul class="unIndentedList">
<li> Per un elenco completo delle esperienze di CSA nel Midwest vedi Alliance for Sustainability: <a href="http://homepages.mtn.org/iasa/csalist.html">http://homepages.mtn.org/iasa/csalist.html</a></li>
</ul>
<p>b.    Esempi di CSA in California</p>
<ul>
<li>i.        Live Power Community Farm a Covelo, California &#8211; Il primo CSA in California. E&#8217; una fattoria che usa solo la forza motrice dei cavalli; consegna verdure e frutta al nucleo centrale della Bay Area (<a href="http://www.covelo.net/agriculture/farm/pages/farms.shtml"><span style="text-decoration:underline;">http://www.covelo.net/agriculture/farm/pages/farms.shtml</span></a>).</li>
<li>iii.        Full Belly Farm, Capay Valley, California (<a href="www.fullbellyfarm.com/"><span style="text-decoration:underline;">www.fullbellyfarm.com</span>/</a>)</li>
<li>iv.        Live Earth Farms, Corralitos, California, esperienza iniziata nel 1995 (<a href="www.liveearthfarm.com/"><span style="text-decoration:underline;">www.liveearthfarm.com</span>/</a>)</li>
<li>v.        Eatwell Farm, Winters, California (<a href="www.eatwell.com/"><span style="text-decoration:underline;">www.eatwell.com</span>/</a>)</li>
<li>vi.        Homeless Garden Project, Santa Cruz, California (<a href="http://www.homelessgardenproject.org/buy_organic/csa.htm"><span style="text-decoration:underline;">http://www.homelessgardenproject.org/buy_organic/csa.htm</span></a>).</li>
<li>vii.        L&#8217; Homeless Garden Project (Progetto degli orti dei senzatetto), fondato nel 1990, fornisce lavoro e supporto alla popolazione dei senzatetto di Santa Cruz.</li>
<li>viii.        UCSC CASFS Farm and Garden CSA, Santa Cruz, California (<a href="http://www.ucsc.edu/casfs">www.ucsc.edu/casfs</a>).</li>
<li>ix.        Un programma di apprendistato pratico di orticoltura e agricoltura biologica elaborato dall&#8217; Università della California a Santa Cruz; fornisce indicazioni per ciò che riguarda la produzione per i CSA e la loro gestione. Il progetto è stato iniziato nel 1995.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>D. </strong><strong>Il Movimento delle CSA in Nord America: Quanto stanno riuscendo i programmi di CSA a realizzare i loro obiettivi? </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>1.Le esperienze di CSA stanno iniziando recentemente ad essere studiate negli USA (vedi: <a href="http://casfs.ucsc.edu/research/bibliography.html"><span style="text-decoration:underline;">http://casfs.ucsc.edu/research/bibliography.html</span></a>)</p>
<p><strong>E. </strong><strong>Sviluppo di un movimento internazionale di CSA</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>1.Vedi il Centro di Robyn Van En per una lista delle esperienze internazionali di CSA (<a href="http://www.wilson.edu/wilson/asp/content.asp?id=804"><span style="text-decoration:underline;">http://www.wilson.edu/wilson/asp/content.asp?id=804</span></a>)</p>
<p>2. Urban-Rural Generate New Commitments between Citizens (URGENCI) (equivale pressappoco a: &#8220;il rapporto tra città e campagna che genera nuove forme di impegno tra i cittadini&#8221;) &#8211; cerca di essere una rete mondiale per dare e condividere informazioni sul rapporto tra  produttori e consumatori e tra città e campagna (vedi:<span style="text-decoration:underline;"> <a href="www.urgenci.net">www.urgenci.net</a></span>). Ha sponsorizzato il &#8220;First International Symposium on Local Contracts between Farmers and Consumers&#8221; (Il primo simposio sui contratti locali tra produttori e consumatori) nel Febbraio 2004.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ortisolidali.wordpress.com/250/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ortisolidali.wordpress.com/250/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ortisolidali.wordpress.com/250/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ortisolidali.wordpress.com/250/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ortisolidali.wordpress.com/250/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ortisolidali.wordpress.com/250/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ortisolidali.wordpress.com/250/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ortisolidali.wordpress.com/250/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ortisolidali.wordpress.com/250/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ortisolidali.wordpress.com/250/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ortisolidali.wordpress.com/250/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ortisolidali.wordpress.com/250/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ortisolidali.wordpress.com/250/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ortisolidali.wordpress.com/250/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=250&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>L&#8217;agricoltura legata alla comunità</title>
		<link>http://ortisolidali.wordpress.com/2009/02/11/lagricoltura-legata-alla-comunita/</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 19:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ortisolidali</dc:creator>
				<category><![CDATA[CSA]]></category>

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		<description><![CDATA[da il manifesto &#8211; 16 Novembre 2002 MARINELLA CORREGGIA Un gruppo di pacifisti americani invita al boicottaggio internazionale e domestico delle merci Usa, tentativo di deterrenza economica contro la prossima guerra: dunque lasciar perdere i cibi delle multinazionali e mangiare alimenti locali e inserirsi in una delle reti di Community Supported Agriculture o CSA. Ma [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=161&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><em>da il manifesto &#8211; 16 Novembre 2002 MARINELLA CORREGGIA</em></span></p>
<p class="MsoNormal"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Un gruppo di pacifisti americani invita al boicottaggio internazionale e domestico delle merci Usa, tentativo di deterrenza economica contro la prossima guerra: dunque lasciar perdere i cibi delle multinazionali e mangiare alimenti locali e inserirsi in una delle reti di Community Supported Agriculture o CSA. Ma di cosa si tratta? E&#8217; una rete che sostiene un diverso &#8211; e popolare, non elitario &#8211; circuito di produzione e consumo alimentare. L&#8217;ha studiata nei dettagli l&#8217;Università del Massachusetts (www.umass.edu/umext/csa/). Negli Stati Uniti &#8211; come in tutto l&#8217;Occidente &#8211; il cibo è la merce più a buon mercato e le domande su «dove, come e cosa si produce» non sono più oggetto di conversazione, nemmeno a tavola, salvo quando centinaia di persone si ammalano o muoiono, ad esempio, per la carne ammorbata. Le agricolture locali sono in difficoltà. Gli anziani coltivatori abbandonano i campi, e l&#8217;aumento del costo della terra, i bassi prezzi delle derrate agricole, le destinazioni extragricole dei suoli, la mancanza di incentivi per i giovani fanno sì la produzione di cibo locale sia ormai una vera scommessa. L&#8217;agricoltura sostenuta dalla comunità è un&#8217;alternativa organizzata rispetto a una struttura agroalimentare caratterizzata dal ciclo lungo: enormi distanze e molti passaggi a separare produttori e consumatori.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">La CSA connette agricoltori locali e consumatori, per sviluppare e rafforzare le economie locali e il senso della comunità. Questo modello di agricoltura in partenariato fu inventato circa 30 anni fa in Giappone dove un gruppo di donne, preoccupate per l&#8217;aumento delle importazioni alimentari e il corrispondente declino nella produzione interna, iniziò un rapporto diretto fra il proprio gruppo e unità agricole locali. Questo accordo, chiamato teikei , si può tradurre in «mettere sul cibo la faccia dell&#8217;agricoltore». Il concetto viaggiò attraverso l&#8217;Europa fino ad approdare in nord America intorno al 1985. Là, dopo qualche anno, le aziende agricole coinvolte nel progetto erano oltre mille.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Il partenariato è qualcosa in più del normale gruppo di acquisto: è un impegno reciproco in cui gli acquirenti si incaricano di coprire i costi operativi dell&#8217;azienda garantendo una quota certa di acquisti regionali, assumendosi quindi insieme all&#8217;agricoltore i costi, i rischi e i vantaggi dell&#8217;attività agricola. Essi contribuiscono a pagare i fertilizzanti, le sementi, l&#8217;acqua, le atrezzature, la manodopera. In cambio l&#8217;azienda garantisce un&#8217;offerta di alimenti di stagione, ma anche di cereali, miele e via dicendo. Questa relazione mutua crea una situazione economicamente stabile in cui ai consumatori si assicura la qualità migliore, e ai produttori un mercato di sbocco sicuro, liberando energie e tempo per far meglio il lavoro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Ecco come funziona la CSA. Un agricoltore, con l&#8217;assistenza di un gruppo di consumatori, compila il bilancio annuale sulla base dei costi di produzione. Il bilancio viene poi diviso per il numero di persone a cui l&#8217;azienda fornisce gli alimenti, così da calcolare il costo di ogni quota del raccolto. Una quota copre i bisogni vegetali di una famiglia di quattro persone per una settimana. I membri della comunità firmano e acquistano la loro quota, prima della semina o a «rate» durante la stagione agricola. Le spese di produzione sono così coperte e il reddito arriva subito, all&#8217;inizio del lavoro. In cambio di questo investimento, i membri della CSA ricevono ortaggi, verdure e frutta biologici e locali, ogni settimana &#8211; dalla tarda primavera fino ad autunno inoltrato, ma anche in inverno per certi alimenti e nelle aree più temperate. Fra i membri dei raggruppamenti locali di CSA ci sono anche famiglie a basso reddito, senzatetto, anziani, ristoranti e mense. Gran parte delle aziende agricole aderenti alla Csa accettano anche collaborazioni nel lavoro da gruppi di «appoggio». Le quote di lavoro sono un&#8217;opzione in alcuni casi, dove un membro si impegna a lavorare tre o quattro ore la settimana in cambio di uno sconto sulla quota associativa. Uno scambio educativo la cui popolarità è in crescita.</span></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><a title="CSA" href="http://www.pennabilli.org/CARAPACE/agri/comunita-e-agri.htm" target="_blank">http://www.pennabilli.org/CARAPACE/agri/comunita-e-agri.htm</a><br />
</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ortisolidali.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ortisolidali.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ortisolidali.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ortisolidali.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ortisolidali.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ortisolidali.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ortisolidali.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ortisolidali.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ortisolidali.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ortisolidali.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ortisolidali.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ortisolidali.wordpress.com/161/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ortisolidali.wordpress.com/161/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ortisolidali.wordpress.com/161/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=161&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Le radici del CSA in Giappone</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 18:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ortisolidali</dc:creator>
				<category><![CDATA[CSA]]></category>

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		<description><![CDATA[di Brewster Kneen Il movimento delle CSA è ispirato al concetto giapponese di teikei, che è impersonato nel dinamico Seikatsu Club. Il trentennale Seikatsu Club, situato nella prefettura di Kanagawa, ha 50.000 membri, organizzati in 11 blocchi. I membri comprano il cibo direttamente dagli agricoltori della regione, al costo di 34.000 yen (40$) al mese [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=150&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">di Brewster Kneen</span></em></strong><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><br />
Il movimento delle CSA è ispirato al concetto giapponese di teikei, che è impersonato nel dinamico Seikatsu Club. Il trentennale Seikatsu Club, situato nella prefettura di Kanagawa, ha 50.000 membri, organizzati in 11 blocchi. I membri comprano il cibo direttamente dagli agricoltori della regione, al costo di 34.000 yen (40$) al mese per famiglia. Mediamente i membri ottengono il 60% del loro approvvigionamento alimentare dal Seikatsu Club. </span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;" lang="EN-US">Ogni blocco è governato da una propria assemblea direttiva. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">A partire da questa base, i membri del club stanno facendo anche un lavoro politico ed educativo. Hanno eletto 34 donne<span> </span>in vari organi di consiglio degli uffici amministrativi. Il successo a livello locale le ha subito portate ad iniziare a pianificare un nuovo partito politico di comunità nazionale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Il Seikatsu Club, che può essere trovato ovunque in Giappone e che coinvolge milioni di persone, è formato dai successori delle tradizionali cooperative di consumatori che cercano di migliorare i principi del mercato, ma senza metterli in discussione. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Parallelamente al passaggio dalle tradizionali cooperative ai Seikatsu Clubs, si è verificato lo sviluppo del moderno movimento per l’agricoltura biologica, che ha velocemente adottato il concetto guida del teikei, tipico dei club. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">La Japan Organic Agriculture Association (JOAA) (Organizzazione Giapponese per l’Agricoltura Biologica) ha deciso di stabilire come prioritario il principio del teikei tra i produttori e i consumatori. Il teikei è un’idea un sistema di distribuzione alternativo, indipendente dal mercato tradizionale. Sebbene le forme di teikei varino, è principalmente un sistema di distribuzione diretta. Per portarlo avanti, i produttori e i consumatori lavorano per approfondire la loro mutua conoscenza: entrambi forniscono lavoro e capitale per sostenere la coltivazione, i processi di lavorazione ed i sistemi di distribuzione. È riconosciuto che con il mercato tradizionale, dove i produttori e i consumatori sono completamente separati, la sostenibilità dell’ agricoltura biologica è incerta. La JOAA ha sintetizzato il suo approccio nei seguenti punti:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-align:justify;text-indent:-18pt;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">1)<span style="font-family:&quot;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">I rischi chimici non sono semplicemente un problema tecnico, ma sono piuttosto il simbolo del totale malfunzionamento del sistema di distribuzione, delle strutture di consumo e delle politiche agricole;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-align:justify;text-indent:-18pt;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">2)<span style="font-family:&quot;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Il mercato, basato su meccanismi commerciali gonfiati, e l’industria alimentare, impediscono la comunicazione tra i produttori e i consumatori, fuorviando entrambi<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-align:justify;text-indent:-18pt;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">3)<span style="font-family:&quot;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Perciò i consumatori sono altrettanto responsabili del circolo vizioso, anche se non ne sono consapevoli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-align:justify;text-indent:-18pt;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">4)<span style="font-family:&quot;font-style:normal;font-variant:normal;font-weight:normal;font-size:7pt;line-height:normal;"> </span></span><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Al fine di far fronte a questa situazione, i produttori e i consumatori dovrebbero costruire una relazione equilibrata tra di loro, impegnandosi a capirsi ed aiutarsi reciprocamente. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left:36pt;text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Questo è quello che abbiamo sempre sottolineato per quanto riguarda la direzione del nostro movimento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><br />
<em>Brewster Kneen è redattore ed editore di </em>The Ram&#8217;s Horn<em>, un bollettino di analisi di sistemi alimentari.</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;line-height:normal;"><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"></span></em></p>
<p><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Gli articoli sono tratti da “</span></em><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><a href="http://www.context.org/ICLIB/IC42/TOC42.htm"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">A Good Harvest (IC#42)</span></a>, Fall 1995, Page 29 </span></strong><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">“</span></em><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"> </span></strong><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">pubblicati nella libreria del Context Institute (</span></em><strong><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;"><a href="http://www.context.org/ICLIB/permiss.htm"><span style="color:windowtext;text-decoration:none;">Copyright (c)1995, 1997 by Context Institute</span></a> </span></strong><em><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">)</span></em></p>
<p><span style="font-size:10pt;font-family:Verdana;">Per vedere l’articolo originale si rimanda al sito: <a href="http://www.context.org/ICLIB/IC42/VanEn.htm" target="_blank"><strong>http://www.context.org/ICLIB/IC42/VanEn.htm</strong></a></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ortisolidali.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ortisolidali.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ortisolidali.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ortisolidali.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ortisolidali.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ortisolidali.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ortisolidali.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ortisolidali.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ortisolidali.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ortisolidali.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ortisolidali.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ortisolidali.wordpress.com/150/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ortisolidali.wordpress.com/150/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ortisolidali.wordpress.com/150/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=150&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Cibo per la Nostra Comunità</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Feb 2009 17:51:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ortisolidali</dc:creator>
				<category><![CDATA[CSA]]></category>

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		<description><![CDATA[Una testimonianza dalla fondatrice dell’Agricoltura Sostenuta dalla Comunità di Robyn Van En L’origine del concetto di Agricoltura Sostenuta dalla Comunità (CSA), un parteneriato tra consumatori e produttori, può venir fatto risalire alla metà degli anni ’60 in Giappone, dove un gruppo di casalinghe cominciò a notare un aumento del cibo importato, la consistente perdita di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=145&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una testimonianza dalla fondatrice dell’Agricoltura Sostenuta dalla Comunità</strong><br />
<em>di  Robyn Van En</em></p>
<p style="text-align:justify;">L’origine del concetto di Agricoltura Sostenuta dalla Comunità (CSA), un parteneriato tra consumatori e produttori,  può venir fatto risalire alla metà degli anni ’60 in Giappone, dove un gruppo di casalinghe cominciò a notare un aumento del cibo importato, la consistente perdita di terreni fertili a causa dello sviluppo industriale e la migrazione di contadini nelle città.<br />
Nel 1965, un gruppo di donne  prese i contatti con una piccola azienda agricola familiare, con l’idea di affrontare questi problemi e rifornire le proprie famiglie con frutta e verdure fresche. I contadini accettarono di garantire loro i prodotti se più famiglie si fossero prese l’onere di  sostenere la loro fattoria. Fu fatto un contratto e nacque così il concetto di “teikei” che, tradotto letteralmente, significa partenariato, ma filosoficamente sta ad indicare “il cibo col volto del contadino”.  Le associazioni che oggi operano sotto il concetto di teikei oggi servono migliaia di persone, condividendo il raccolto di centinaia di contadini.<br />
LE PRIME ESPERIENZE DI CSA<br />
Questa idea innovativa non approdò negli USA che a metà degli anni ’80. A quel tempo, stavo facendo la mia seconda stagione come proprietaria della Indian Line Farm. Molti piccoli contadini americani stavano incontrando difficoltà con le realtà finanziarie della commercializzazione dei prodotti dell’ orto. Molti di noi, pur avendo il concetto di CSA perennemente in testa, non avevano un modello reale di come concretizzarlo. La “sottoscrizione alla fattoria”- pagando su base settimanale o mensile &#8211; già esisteva e aveva già sperimentato un significativo supporto e una notevole  proliferazione attraverso il libro di Booker T. Whatley “How to Make $100,000 Farming 25 Acre”s (Rodale, 1987) (Come guadagnare 100.000$ coltivando 25 Acri N.d.T.). In ogni caso non faceva riferimento alle limitate risorse finanziarie all’inizio della stagione vegetativa o alla questione del supporto della comunità.<br />
Poi,  nell’ estate del 1985, Jan Van Tuin venne all’ Indian Line Farm, fresco dell’esperienza di organizzazione di una versione svizzera dei teikei giapponesi. Parlammo brevemente e decidemmo che l’esperienza svizzera sarebbe stata perfetta da applicare all’ Indian Line Farm. Creammo un gruppo base di organizzatori e, dopo molte  lunghe discussioni, soprannominammo il progetto “Agricoltura Sostenuta dalla Comunità” e introducemmo il concetto alla comunità di Great Barrington. Offrimmo parte del raccolto di alcune mele locali e i partecipanti ricevettero scorte di mele e caraffe di sidro ogni settimana. La maggior parte delle famiglie aderenti al progetto delle mele, comprarono quote del raccolto delle verdure  la stagione successiva.<br />
Oggi ci sono almeno 500 esempi attivi in Nord America di questa originaria iniziativa americana. Ogni anno il numero delle fattorie e dei membri sostenitori che costituiscono le CSA aumenta enormemente. Sebbene vi siano variazioni sulle modalità di base, i progetti di CSA che hanno più successo iniziano con un gruppo centrale di consumatori e produttori che approvano un bilancio che rifletta i costi annuali di produzione.<br />
Il bilancio include tutti gli stipendi degli agricoltori/orticoltori, i costi di distribuzione e di amministrazione, i costi dei semi, degli ammendanti del suolo, degli attrezzi, ecc. La somma complessiva è divisa tra il numero dei partecipanti per cui la fattoria/orto  può produrre. Questo determina il costo di una singola parte di raccolto (“share” o abbonamento – N.d.T.), che è pensato per dar da mangiare a 2-4 persone con una dieta mista o ad 1-2 persone vegetariane, garantendo loro tutte le verdure di cui hanno bisogno per una settimana. Famiglie numerose o ristoranti comprano più abbonamenti. Il gruppo di consumatori-abbonati è d’accordo sul pagare la loro parte dei costi di produzione e di condividere il rischio finanziario coi produttori. In cambio gli abbonati ricevono una cassetta di verdure ed erbe fresche di giornata, generalmente biologiche; una volta a settimana per tutta l’estate e una volta al mese per tutto l’inverno (a Est delle Montagne Rocciose) se c’è la disponibilità di un refrigeratore o una cantina interrata. I progetti garantiscono tipicamente almeno 40 differenti varietà tra frutta e verdura;  Indian Line Farm era in grado di dar da mangiare a 300 persone per 43 settimane all’anno da 5 acri di terra.<br />
INCENTIVI A COLTIVARE<br />
Siamo ancora alla fase iniziale di introduzione ed adattamento delle CSA in Nord America &#8211; patria del cibo più economico al mondo. Pochi agricoltori che hanno scelto il metodo delle CSA stanno facendo profitti, ma riescono a coprire tutti o buona parte dei costi di produzione, compreso un salario garantito. Come afferma il nostro video: “non si parla solo di verdure”;  la maggior parte dei coltivatori aderenti alle CSA, le hanno scelte per il lungo cammino che c’è da percorrere. Le relazioni comunitarie delle CSA , in continua evoluzione, danno realmente incentivi e mezzi per continuare a praticare l’agricoltura o entrare nel campo (nel vero senso della parola) con il più alto standard di pratiche di gestione della terra.<br />
Il sistema delle CSA dà  inoltre credibilità finanziaria agli agricoltori; lo so bene, dato che il reddito garantito di una CSA mi ha aiutato a pagare il mutuo della mia azienda. Quando i prestatori vedono nella gente la volontà di correre questo rischio assieme agli agricoltori, allora iniziano ad arrischiarsi maggiormente ed a sperimentare alternative.<br />
L’impegno annuale e la relazione con i membri riguarda anche la nostra abilità di far fronte  agli imprevisti. Dopo un temporale in cui caddero più di 20 cm di pioggia in tre ore, le zucche invernali dovettero essere raccolte prematuramente. Ciascuno ne surgelò, essiccò e mangiò quante più gli fu possibile, ma fu fondamentalmente una perdita di 35 dollari per ogni abbonamento. Questa sarebbe stata una perdita di 3500 dollari per un singolo agricoltore.<br />
La gente di solito entra a fare parte di un progetto di CSA per avere verdure fresche, mature e locali (la maggior parte delle verdure comprate nei negozi sono raccolte ancora acerbe e fatte maturare nel tragitto fino agli scaffali). Entrando in una fattoria, molti restano abbagliati dalla bontà e dalla bellezza della natura. Amo vedere gli adulti guardare impressionati la bellezza di una carota maturata naturalmente e senza pesticidi chimici.<br />
I membri di una CSA  supportano un sistema agroalimentare regionale, assicurando il mantenimento dell’agricoltura della propria regione e partecipando ad un’esperienza di costruzione comunitaria, essendo costretti a conoscere i propri vicini e chi produce il cibo che mangiano.<br />
Una CSA aiuta inoltre a ridurre i divari socio-economici. L’ intelligenza e il fatto di sapere che tutti amiamo il cibo genuino, non ha nulla a che fare con i soldi, con lo status sociale o col luogo dove viviamo. I membri variano da chi  utilizza buoni pasto, a chi paga extra per farsi consegnare la verdura a casa. Assieme garantiscono che gli agricoltori locali possano sopravvivere ed assicurano che i loro figli e nipoti potranno mangiare dalla stessa fattoria.<br />
AUTO OFFICINE SOSTENUTE DALLA COMUNITA&#8217;<br />
Siccome il concetto di CSA riguarda la costruzione di comunità, l’evoluzione logica è quella di far sostenere alla comunità qualsiasi attività artigianale. I membri pagherebbero per una revisione e per il cambio dell’olio all’inizio dell’anno. Questo pagamento anticipato permetterebbe al meccanico di pagarsi il nuovo ponte idraulico che altrimenti non avrebbe modo di comprare. Questo tipo comunità basate sulla fiducia riportano le relazioni umane ad un livello completamente nuovo. E’ per questo che l’agribusiness non sarà mai capace di adottare il concetto di CSA. Semplicemente non sono in grado di  metterci dentro il sentimento di umanità.<br />
Una delle più interessanti conseguenze del movimento della CSA è stata la formazione di coalizioni di CSA, dove gli agricoltori si sono uniti per condividere tecniche, colture e  attrezzi. Grazie al loro guadagno garantito, i coltivatori delle CSA sono immuni alla sindrome di “grande è meglio”, “il mio è migliore” e sono concentrati piuttosto su come trovare nuovi modelli di partecipazione coi loro vicini e con Madre Natura.<br />
La CSA è anche un ottimo modo per passare ad un metodo di coltivazione libero dai pesticidi e fertilizzanti chimici. Le opportunità di educazione e dialogo che le CSA creano tra produttori e consumatori, favoriscono metodi colturali che prevedano la riduzione (o l’eliminazione) di input chimici.<br />
Per chiudere il cerchio, ho avuto il piacere di ospitare un gruppo giapponese di organizzatori di teikei e di creare contatti con dei visitatori svizzeri, condividendo con loro informazioni sui progetti di CSA nelle loro rispettive nazioni. Ho sistematicamente ricevuto richieste per la mia pubblicazione “A Basic Formula to Create Community Supported Agriculture” (Una formula base per creare l’agricoltura sostenuta dalla comunità) da altre 25 nazioni nel mondo. Stesse soluzioni per un solo mondo.</p>
<p><strong>Robyn Van En, è stata co-fondatrice di CSA negli USA nel 1985. </strong></p>
<p><strong>E’ direttrice del “CSA North America”.</strong></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/ortisolidali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/ortisolidali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/ortisolidali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/ortisolidali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/ortisolidali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/ortisolidali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/ortisolidali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/ortisolidali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/ortisolidali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/ortisolidali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/ortisolidali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/ortisolidali.wordpress.com/145/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/ortisolidali.wordpress.com/145/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/ortisolidali.wordpress.com/145/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=145&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Sperimentazioni solidali</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 21:54:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ortisolidali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Presentazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci siamo noi, stanchi di essere considerati “consumatori” che vogliamo tornare ad avere il contatto diretto con la provenienza del cibo che mangiamo e poi c’è una casa famiglia che si occupa di ragazzi stranieri non accompagnati in Italia. Nel mezzo c’è un metodo biologico di coltivazione che si chiama Agricoltura Sinergica, ovvero l’arte di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=ortisolidali.wordpress.com&amp;blog=6516188&amp;post=76&amp;subd=ortisolidali&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Candara;">Ci siamo noi, stanchi di essere considerati “consumatori” che vogliamo tornare ad avere il contatto diretto con la provenienza del cibo che mangiamo e poi c’è una casa famiglia che si occupa di ragazzi stranieri non accompagnati in Italia. Nel mezzo c’è un metodo biologico di coltivazione che si chiama Agricoltura Sinergica, ovvero l’arte di lasciar fare alla natura, infinitamente più saggia e potente di noi.<span> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align:justify;"><span style="font-size:12pt;font-family:Candara;">Dall’incontro di questi tre elementi nasce il Progetto Orti Solidali, ovvero l’idea di realizzare dei piccoli orti familiari a bassa manutenzione per soddisfare la nostra esigenza di verdure fresche di giornata, coltivate, raccolte e consegnate a domicilio dai ragazzi della casa famiglia ad un prezzo equo.</span></p>
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